In collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Venezia
Ricucire è un progetto-laboratorio che coinvolge una selezione di studenti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia in un percorso di attraversamento fisico e simbolico dei luoghi del Belice colpiti dal terremoto. A partire dall’opera di Alberto Burri, il laboratorio propone una riflessione sulle azioni “riparatorie” e sul rapporto tra ferita e paesaggio. Durante la residenza verrà realizzato un nuovo prìsente, tradizionale drappo cerimoniale portato in processione dalla comunità e, negli anni dell’amministrazione di Ludovico Corrao, commissionato agli artisti.
Il nuovo prisente, realizzato con la collaborazione tra le maestranze locali dell’associazione Artensis, degli studenti del corso di scultura A3 dell’Accademia di Belle Arti di Venezia diretto da Giorgio Andreotta Calò, la supervisione della maestra ricamatrice Maria Mercante e realizzato con il supporto della Fondazione Bonotto; verrà portato in processione dalla Chiesa Madre di Gibellina Nuova fino al Grande Cretto di Burri per tornare a Gibellina Nuova con un percorso a piedi ad anello. Il Prisente sarà poi affidato alla congregazione di San Rocco per le celebrazioni del 16 agosto e sarà donato alla città. Il progetto intreccia rito, cammino e pratica artistica come forme di ricucitura tra passato e presente.
Il laboratorio si propone come progetto pilota per l attivazione di una collaborazione stabile tra le Accademie di Belle Arti italiane e la città di Gibellina che, grazie alla nomina di Capitale dell’Arte Contemporanea 2026, sta riattivando una serie di spazi in città da adibire a laboratori permanenti.
GIBELLINA CAPITALE DELL’ARTE CONTEMPORANEA 2026
Ricucire | ViaItria
“Nel solco della tradizione religiosa che celebra a Gibellina il Santo Patrono, San Rocco, il progetto attiva un rito collettivo attraverso un laboratorio (Ricucire) e un’azione performativa (ViaItria).
Durante il laboratorio verrà realizzato un nuovo prisente, caricato di significato simbolico attraverso l’azione rituale collettiva.
Il prisente, il manufatto a cui si fa riferimento, consiste in un drappo cerimoniale in tessuto di grandi dimensioni dalla forma lunga e stretta, tradizionalmente portato in processione da un gruppo di persone della comunità locale, nel giorno di celebrazione della festa di San Rocco (16 Agosto).
La figura taumaturga del santo di Montpellier è stata indagata durante il corso di scultura tenuto dal docente ed artista Giorgio Andreotta Calò attraverso una comparazione con un’altra figura fondamentale per la storia dell’arte contemporanea, quella di Joseph Beuys.
L’artista tedesco fu invitato da Ludovico Corrao, allora sindaco di Gibellina Nuova, nell’intento di commissionargli un’opera per la città. Di questo viaggio di Beuys in Sicilia rimane una testimonianza visiva struggente raccolta dal fotografo Mimmo Iodice che lo ritrae come un rabdomante tra le macerie della città distrutta dal terremoto.
Così come nell’opera di Alberto Burri, il trauma prodotto dall’evento sismico diventa il filo rosso che guida l’azione riparatoria del laboratorio Ricucire e dell’opera ViaItria.
In omaggio a Burri, alla figura di Beuys e alla celebrazione di San Rocco, si costruisce una costellazione di richiami simbolici nell’azione collettiva.
Sulla superficie del prisente è ricucito l’itinerario che collega la città di Gibellina Nuova con le macerie coperte dal Grande Cretto di Burri e che alla città nuova ritorna. Un viaggio verso questo epicentro ed un ritorno nel nuovo logos, itinerario circolare che amplifica la dimensione trasformativa del rito dove a modificarsi è la percezione e la coscienza dei partecipanti che si fanno portatori di memoria e custodi di un cambiamento.
Il filo rosso ricamato allude al mito di Arianna così come il Dedalo scultoreo del Grande Cretto si fa labirinto. Il trauma si identifica per metafora nella mostruosa figura del Minotauro che nel mito è confinato nei meandri del labirinto, figurazione della psiche. L’azione concreta del viaggio verso l’epicentro del cretto/labirinto, la dimensione onirica della notte trascorsa al suo interno e il ritorno alla Chiesa Madre, traccia così il movimento circolare del rito.
Il prisente realizzato dagli studenti e portato in processione, riprende per proporzioni una via della città vecchia che oggi coincide con un solco del Grande Cretto — Via Itria, dedicata alla Madonna dell’Itria o “Madonna Del Buon cammino”. Il prisente si fa dunque simulacro di questa via, percorso tracciato, percorso agito e infine tenda ricollocata nel Cretto come spazio di sosta a proteggere il sonno del gruppo. Questa dimensione della casa (oikos) da spazio ancora nomade e transitorio ritrova una sua nuova collocazione e radice a conclusione del processo rituale nel ritorno alla città nuova.”
I partecipanti:
— Valentina Bianco
— Lupe Brie
— Mina Biasutti
— Francesca De Robertis
— Lorenzo Lavezzo
— Silvia Dal Bianco
— Anna Benfatto
— Irene Pace
— Elia Lovat
— Justin Manfrenuzzi
— Cristeo Giusti
— Jonathan Montagna
— Tommaso Ravasi
— Collaborazione: Accademia di Belle Arti di Venezia
— Sponsor Tecnico: Bonotto S.p.A.
— Partner tecnico: Artensis
— Consulente tecnico: Maria Mercante
Si ringrazia:
— Fondazione Burri
— Le ricamatrici dell’associazione Artensis
— Salvatore La Grassa
— Le Terre Di Prima61
— Elimi Home
— La Massara